L’uomo attraverso il tempo: “Il suono della montagna” di Yasunari Kawabata.

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Che cos’è questo suono della montagna che dà titolo al libro?

Lo incontriamo molto presto. Kawabata ci presenta subito Shingo e il suo male (se così si può definire): la vecchiaia.
Shingo è anziano e sta perdendo la memoria. Ma in realtà, ciò per cui perde memoria sono le cose poco importanti, quelle prive di un più profondo significato.
Così gli accade di dimenticare il viso di una cameriera ma non la sua gentilezza; scorda come ci si fa il nodo alla cravatta ma, in cambio, i ricordi del suo passato e della sua vita interiore si fanno incredibilmente più vivi. 

Il fluire delle stagioni, il grande ciliegio nel giardino della sua casa, le cime degli alberi lungo il tragitto della ferrovia che ogni giorno lo porta al lavoro diventano abitanti ed attori di verità.
La sua testa è la testa di uno splendido girasole reciso dal vento, la sua famiglia è il ciliegio soffocato da un arbusto infestante e che ha bisogno di nutrimento, di luce. L’arbusto deve essere estirpato come le cose superflue e insincere, non importa quanto dolore ciò possa comportare- si tratta pur sempre di una vita, non è così?

 

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