Il vagabondo del manga: Igort e i suoi Quaderni Giapponesi.

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Oggi vi parlo di un volume da poco disponibile in libreria. Come credo di aver già detto, le recensioni che riesco (un po’ rocambolescamente) a scrivere scaturiscono quasi sempre da incontri “personali” con il libro o con il suo autore. In questo caso posso dire di essermi davvero e fatalmente imbattuta in questa bellissima graphic novel che mi aspettava in cima a una pila odorosa di carta e inchiostro, un po’ a sinistra sul bancale delle novità editoriali.
Non era l’unico in bella mostra, certo, ma mi ha attirato per il titolo e per il disegno del dragone che contorna a destra la copertina di un bel verde scuro.

Il titolo non poteva non accendere la mia curiosità: Quaderni Giapponesi vol. 2- Il vagabondo del manga (che, premetto, è seguito e ampliamento del primo e omonimo volume uscito nel 2015; in ogni caso io l’ho letto come a sé stante, dato che il sottotitolo è così ben nascosto che ancora non l’ho scovato, e anche così è perfettamente godibile).
L’ho preso in mano aspettandomi, a dire il vero, una delle molte pubblicazioni scritte da moderni guru del “ritrova te stesso in paesi lontani”. Nel retro di copertina sono stata però accolta dagli sguardi di una serie di volti, fra i quali ho riconosciuto quello ormai familiare di Yasunari Kawabata, premio Nobel 1968, uomo mite e profondo la cui scrittura mi ha conquistata e per certi versi cambiata.

Ho dischiuso le pagine alla ricerca del mio amato Yasunari: la stampa, come orgogliosamente specificato nelle note finali sotto uno splendido ritratto di Miyamoto Musashi, è stata impressa a colori su carta Arcoprint della Fedrigoni, grammatura 1.40, di un caldo color avorio. La consistenza del materiale e il profumo di bambù e di riso che sprigiona a contatto con l’inchiostro sono un valore aggiunto di questa bella edizione in brossura, pensata dall’autore e realizzata per i tipi di Oblomov Edizioni (di cui vi consiglio il sito non solo per le proposte e per il progetto editoriale, ma anche per il puro piacere di ammirarne la grafica).
Il prezzo del volume in libreria- diciannove euro- non è eccessivo, vista la spesa media per una graphic novel e la cura editoriale nel fare di questo libro quanto di più simile a un quaderno di viaggio, tuttavia in quel momento non potevo assolutamente permettermi di acquistarlo e così l’ho mentalmente aggiunto alla lista delle Cose Bellissime Che Comprerai Con il Tuo prossimo Stipendio.
Magicamente, però, qualcuno che mi vuole bene ha pensato di regalarmelo prima e così, quel giorno stesso, ho potuto portarlo a casa nella sua bustina.

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Your name di Makoto Shinkai: i divini tessitori

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Locandina italiana di Your name, nuovo film d’animazione di Makoto Shinkai.

Il 24 gennaio, a sera, nella mia città pioveva.
Una pioggia leggera, ma insistente: ci siamo bagnati tutti, in quei 10 minuti di strada fra casa e il cinema.
La sala era piccola e la gente più di quella che ci aspettavamo.
Tutti ragazzi giovani, amici o coppie.
Sono entrata nervosa, stanca e infreddolita: sono uscita scossa, ma felice, proprio come aveva promesso il regista Makoto Shinkai nel piccolo video di presentazione in cui ringrazia di cuore il pubblico italiano per essere venuto a vedere il suo ultimo film.
In patria, il film di animazione giapponese Your name (Kimi no Na wa) è stato un successo.
Un trionfo che nessuno si aspettava.
Voglio parlarvene brevemente, spoiler-free, come si conviene al film: raccontando l’esperienza che è stato il vederlo.

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Videogiochi,TV e gli altri cattivoni che ci hanno fatto diventare dei mostri assetati di sangue

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A wild onigiri appears

Interrompiamo le trasmissioni per fare un po’di sano spam.
Ma anche no.
Quello che trovate qui è il testo di una nota che io e il mio compagno abbiamo scritto in risposta all’annoso problema che, periodicamente, riciccia fuori sulle pagine della stampa nostrana.

È d’uopo un’introduzione.
Il trend dura da anni e lo conosciamo tutti anche troppo bene.
Se un under 35 commette un delitto o un atto di vandalismo, la colpa è di *inserire media proclamato diseducativo a furor di popolo*
Ci siamo passati tutti: noi millenials eravamo debosciati per colpa di *televisione cattiva maestra!!!!1!*.
Negli anni ’80-90, a fuorviare le giovani menti c’erano i *giochi di ruolo*- sì, avete capito bene; se qualcuno si macchiava di un delitto, si facevano oscure allusioni alla sua passione per Dungeons & Dragons.
Un fattore rilevante per delineare il quadro criminologico dell’individuo?
Scusate la citazione: io non credo!

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