Corvi in umido e piume d’angelo: Nessun Dove di Neil Gaiman.

Per la prima recensione dell’anno archiviate il Giappone: oggi vi parlo di un libro che mi è stato regalato dal mio compagno, affezionato fan di Neil Gaiman sia in veste di scrittore (Stardust, Il figlio del cimitero, Coraline, American Gods) che di sceneggiatore per i fumetti (per citare il più famoso: Sandman).
Il regalo mi ha colta in un periodo di letture a sfondo storico e saggistico e, a dirla tutta, non mi sentivo molto in vena di urban fantasy. Neil Gaiman, però, possiede un talento narrativo paragonabile a quello di un cantastorie: riesce a radunare adulti e bambini intorno al fuoco di un bivacco, e sa animare le ombre ai margini del falò con i suoi mostri e i suoi mondi misteriosi. Come poteva mai andare a finire? Che l’ho letto d’un fiato e in dieci giorni ero già alla parola FINE, esatto.

NG-reading_NYPL
Neil Gaiman legge al pubblico della New York Library il Canto di Natale di Dickens (2013). Rigorosamente abbigliato in stile vittoriano.

La “favola da falò” di cui vi parlo e con cui ho fatto la sua conoscenza (be’, lo conoscevo anche prima, ma solo di nome) è Neverwhere, Nessun Dove in italiano. Persino il ritrovamento del testo ha un che di magico e di leggendario, perfetto tanto per l’autore quanto per il soggetto; infatti, Nessun Dove è attualmente (e già da qualche anno) perso nelle nebbie della ristampa, per cui risulta praticamente irreperibile- a meno che non si abbia la fortuna di rinvenirne una vecchia copia da qualche librivendolo/ banchetto ambulante/ antro dello dimonio. Il mio compagno lo ha ripescato in una fumetteria in zona universitaria, dove siamo soliti trascorrere duo o tre quarti d’ora al mese in contemplazione di Statuine-Bellissime-Che-Non-Potremo-Mai-Comperare e dove, molto ma molto occasionalmente, spendiamo in manga e fumetti quel poco che ci avanza a fine mese.
L’edizione che al momento riposa allo stesso tempo dentro e sopra il mio cassetto facente funzione comodino è quella del 2000, Fanucci, con petulante postfazione di Jaime D’Alessandro, copertina rigida e sovraccopertina lucida- da me prontamente sfilata per non rovinarla e altrettanto prontamente smarrita. Peraltro, sguarnito di sovraccoperta, il volume è la delusione di tutti quelli che in metro si fanno venire il torcicollo per capire cosa stia leggendo il vicino di sedile: la rilegatura nera è perfettamente anonima e, vista dall’esterno, potrebbe tranquillamente nascondere un libro di stregoneria (il che, per certi versi, è straordinariamente appropriato).

Continua a leggere Corvi in umido e piume d’angelo: Nessun Dove di Neil Gaiman.

Annunci