Reblog: le rovine rimosse (a volte ritornano). Germania postbellica ed Europa.

Un bellissimo articolo di Elisabetta Corrà sulla memoria. Non solo quella che ci fa sentire a posto con la nostra coscienza Quella brutta e dolorosa, che abbiamo messo sotto il tappetto e che adesso trabocca di mostri – a Macerata, in Ungheria, nei cuori dei nostri vicini e a volte perfino, Dio non voglia, nei nostri.

 

È uscito il 31 gennaio con Iperborea Autunno tedesco di Stig Dagerman, la raccolta dei reportage che lo scrittore svedese scrisse dalla Germania del 1946 ( Amburgo, Berlino, Hannover, Duesseldorf, Essen, Colonia, Francoforte, Heidelberg, Stoccarda, Monaco, Norimberga e Darmstadt) per raccontare che cosa ne era ora di milioni di tedeschi – “persone che ringraziano Dio […]

via “Un freddo e piovoso inverno di rovine” — Elisabetta Corra’

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Reblog: Fumettologica, manga e letteratura in Giappone

“Yoshihiro Tatsumi: dalla letteratura Buraiha al fumetto gekiga”

Questo è il titolo di un bellissimo pezzo di Juan Scassa, apparso su Fumettologica (che di recente sta sfornando davvero delle perle) e tratto dalla Postfazione a Città Arida, graphic novel di Yoshihiro Tatsumi pubblicata a gennaio dalla benemerita Coconino Press (sì, da queste parti c’è un po’ di faziosità per i progetti editoriali di Igor Tuveri, abbiate pazienza).
Mi sembra giusto condividerlo qui perché in pochi altri articoli mi è accaduto di imparare così tanto, e contemporaneamente, su storia, letteratura e fumetto.
Scassa analizza le connessioni fra turbamenti dell’era Shōwa (1926-1989), il “decadentismo” giapponese (il movimento Buraiha) e il fumetto maturo e drammatico (gekiga) che, ho appreso, nasce di fatto con Tatsumi (tra le altre cose, il genere dell’ero guro, erotic grotesque, con le sue fantasie ciniche, macabre e inquietanti, rielabora parte dei temi del decadentismo con esiti ancora più violenti del gekiga, ma in molti casi assai più ironici).
Cito dall’articolo,

Con Tempesta Nera [di Tatsumi, nota mia] si inaugura il gekiga: un nuovo tipo di fumetto cinematografico, realistico nelle ambientazioni e nei personaggi, totalmente privo di umorismo. Come il buraiha, il gekiga elabora un messaggio radicale, propone una critica sociale forte, al limite con l’iconoclastia […] facendo dei reietti e degli antieroi i protagonisti delle vicende.”

Il Giappone ha dimostrato, almeno per chi come me lo vede dall’esterno, la capacità di porre sullo stesso piano letteratura- da noi tradizionalmente considerata una delle arti più nobili- e narrazione per immagini- che, viceversa, in Occidente non gode dello stesso statuto.
Per certi versi, anzi, il fumetto giapponese sembrerebbe essere arrivato ancora più in là della prosa, fungendo da laboratorio socio-psicologico, fucina di elaborazione dei maggiori traumi e delle problematiche più sensibili che la società nipponica abbia affrontato.

 

Maruo_Planet_of_the_Jap
Una tavola da Planet of the Jap, ucronia a fumetti firmata Suehiro Maruo.

Là dove l’opinione pubblica si è condotta a volte con ipocrisia, a volte tentando di dimenticare o edulcorare fatti storici e conflitti sociali giudicati forse troppo dolorosi, troppo disturbanti, il manga ha spesso parlato con tratto chiaro e voce impietosa.
In Giappone, la riflessione sulla Seconda Guerra Mondiale- dalla tragedia dell’atomica fino alle atrocità commesse in Cina e Sudest Asiatico- sembra fare irruzione attraverso le pagine di Maruo, Tatsumi e Nakazawa, elusa o solo accarezzata invece da molti di quei libri di storia che ne dovrebbero scandagliare gli abissi.
L’articolo di Scassa ha il pregio di mostrare con grande chiarezza e leggibilità la compenetrazione fra manga, letteratura e politica (persino in autori apparentemente apolitici come Tatsumi). Inoltre, fornisce parecchie dritte utili a chi, come me, vuole approfondire attraverso i testi la conoscenza con la cultura e le narrazioni del Giappone moderno e contemporaneo.

 

Reblog: Il Western di Lonesome Dove e Meridiano di sangue a confronto.

di Tommaso Pincio [Questo articolo è uscito su «Alias»] Il 1985 fu un anno miliare per l’America delle lettere. Fu difatti in quell’anno che Bret Easton Ellis debuttò con Meno di zero. E fu ancora in quell’anno che Don DeLillo raggiunse la maturità con Rumore Bianco. E fu sempre in quell’anno che videro le stampe…

via Western e letteratura. Lonesome Dove di Larry McMurtry — Le parole e le cose

Spam costruttivo: Un racconto sui margini del fiume

In questi giorni di riprese attività e pessimi sonni, anche io alle prese con la terribile domanda che attanaglia gli scrittori “E adesso? Cosa succede?” (cit. Neil Gaiman), interrompo il silenzio per proporvi di fare un giro dalle parti di Penne d’Oriente, un blog di WordPress che ho seguito da un paio di mesi e che si sta rivelando una bellissima sorpresa.
Oltre alle recensioni di proposte letterarie che vengono da lontano (Cina, Giappone, Corea) la blogger, Sara, ha iniziato anche a pubblicare i suoi racconti: e sono bellissimi.
Andatevi a leggere il suo  Silenzio sulla riva del fiume.