Con un piede fuori dalla bolla. Facebook e la scelta di sapere

Condivido qui I miei ultimi giorni su Facebook, interessante editoriale di Claudio Todeschini per la rivista online The Games Machine e con l’occasione ne approfitto per buttare giù due o tre idee sull’argomento.
Mi succede spesso: mentre scrivo mi rendo conto di essere partita da un’idea che mi si imbizzarrisce sotto le dita e parte per tutt’altra destinazione da quella verso cui mi ero indirizzata. Vediamo quindi dove va questo cavallo un po’ brado, sperando che non smarrisca il sentiero: l’argomento è complesso, ma chissà che scriverne non mi aiuti a sbrogliare un po’ la matassa. Visto lo stato di scarsa maturazione delle mie riflessioni, vi prego di segnalarmi se qualcosa non vi torna, se trovate delle contraddizioni che siano sfuggite alla mia revisione, insomma, se non siete d’accordo con qualsiasi punto di questo articolo. L’intento con cui lo pubblico così, in forma ancora acerba, è proprio quello di poter verificare insieme a voi la fondatezza delle mie riflessioni.
Chi mi conosce sa che non sono contraria alla tecnologia; del resto, se lo fossi, non sarei qui. Non mi conto fra quelli che si stava meglio quando si stava peggio. Tuttavia, già da qualche tempo (diciamo più o meno sei mesi?) ho iniziato a ridurre la mia presenza su Facebook. Ho riaperto Tumblr, limitandomi però ai tag di mio specifico interesse e a pochi blog che condividono soprattutto immagini. Di recente frequento con sempre più assiduità WordPress; pubblico di meno ma leggo molto, molto di più.
Ho incominciato prima che Facebook modificasse il proprio algoritmo così da favorire i post delle bacheche amiche. Per altro, prima di affrontare l’argomento “nuovo algoritmo”, ci tengo a sottolineare che non c’è molto di nuovo sotto il sole: il social di Mark Zuckerberg ha iniziato per tempo a penalizzare chi non investiva in anteprime sponsorizzate. Se ricordo bene, i primi lai sul calo di visualizzazioni per le pagine hanno iniziato a fioccare nella mia bacheca già due anni or sono (ricordo che, grazie a un appello di Mondo di Nerd, scoprii come gestire le preferenze della home). Vincolare la circolazione dei contenuti alle disponibilità economiche di chi li pubblica, coniugare mercato e informazione: cosa poteva mai andare storto?
Ebbene, circa un mese fa, con l’introduzione di alcune modifiche ai News Feed (ossia ai meccanismi che alimentano la nostra home) Facebook sembra aver assestato il colpo di grazia definitivo alle pagine. Per quanto paghino, i loro gestori (come sconsolatamente testimonia l’editoriale di Ivan Conte, sempre The Games Machine) si ritrovano a stringere fra le dita un (costoso) pugno di mosche: le spese sostenute per sponsorizzare i propri post- almeno 4 euro a contenuto- non sono compensate da un effettivo ritorno.

Con il “Nuovo Algoritmo” (il nome con cui tutti lo conosciamo, che evoca leviatanici spauracchi) devono essere i lettori a decidere esplicitamente cosa vogliono leggere in bacheca. O meglio, siamo più precisi, questo Nuovo Algoritmo ci garantirà (almeno nelle intenzioni dei suoi programmatori) un sicuro accesso ai post pubblicati da amici e parenti, mentre le pagine che seguiamo otterranno sempre minore visibilità a meno che non le segnaliamo noi stessi. La ragione pratica è che la News Feed non ha una capacità infinita; la nostra home è una lente attraverso la quale vediamo il mondo, ma anche la lente non può abbracciare uno spazio più ampio del proprio diametro. Siamo noi a doverla muovere nella direzione desiderata.

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Tommaso Da Modena, particolare dall’affresco nella Sala del Capitolo del convento domenicano di San Nicolò a Treviso.

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Reblog: le rovine rimosse (a volte ritornano). Germania postbellica ed Europa.

Un bellissimo articolo di Elisabetta Corrà sulla memoria. Non solo quella che ci fa sentire a posto con la nostra coscienza Quella brutta e dolorosa, che abbiamo messo sotto il tappetto e che adesso trabocca di mostri – a Macerata, in Ungheria, nei cuori dei nostri vicini e a volte perfino, Dio non voglia, nei nostri.

 

È uscito il 31 gennaio con Iperborea Autunno tedesco di Stig Dagerman, la raccolta dei reportage che lo scrittore svedese scrisse dalla Germania del 1946 ( Amburgo, Berlino, Hannover, Duesseldorf, Essen, Colonia, Francoforte, Heidelberg, Stoccarda, Monaco, Norimberga e Darmstadt) per raccontare che cosa ne era ora di milioni di tedeschi – “persone che ringraziano Dio […]

via “Un freddo e piovoso inverno di rovine” — Elisabetta Corra’