Reblog: Il Western di Lonesome Dove e Meridiano di sangue a confronto.

di Tommaso Pincio [Questo articolo è uscito su «Alias»] Il 1985 fu un anno miliare per l’America delle lettere. Fu difatti in quell’anno che Bret Easton Ellis debuttò con Meno di zero. E fu ancora in quell’anno che Don DeLillo raggiunse la maturità con Rumore Bianco. E fu sempre in quell’anno che videro le stampe…

via Western e letteratura. Lonesome Dove di Larry McMurtry — Le parole e le cose

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Spam costruttivo: Un racconto sui margini del fiume

In questi giorni di riprese attività e pessimi sonni, anche io alle prese con la terribile domanda che attanaglia gli scrittori “E adesso? Cosa succede?” (cit. Neil Gaiman), interrompo il silenzio per proporvi di fare un giro dalle parti di Penne d’Oriente, un blog di WordPress che ho seguito da un paio di mesi e che si sta rivelando una bellissima sorpresa.
Oltre alle recensioni di proposte letterarie che vengono da lontano (Cina, Giappone, Corea) la blogger, Sara, ha iniziato anche a pubblicare i suoi racconti: e sono bellissimi.
Andatevi a leggere il suo  Silenzio sulla riva del fiume.

Nanoviaggi/1

L’Alhambra dell’assurdo.
Tiburtina, Togliatti e anabasi.

24 dicembre 2017

Avevo deciso di iniziare la rubrica con un pezzo diverso da quello che state leggendo e in cui vi avrei parlato del quartiere in cui ho vissuto i primi anni in cui sono arrivata a Roma; avevo anche fatto delle foto, come promesso, e mi ero proposta di lasciar riposare un po’ le immagini e le emozioni prima di mettermi a scrivere. La ragione è che quel quartiere, un po’ come Garbatella, è molto importante per me. Mi richiama alla memoria tanti ricordi brutti e belli e, in casi come questo, scrivere di quello che si vede e di quello che si sente mi richiede sempre di frapporre un certo distacco fra me e il mio argomento.
Ieri però è successo qualcosa e io ho cambiato programma.
Una persona importante per il mio compagno, che ormai vive lontano e con la quale abbiamo modo di vederci solo una o due volte l’anno, è tornata per qualche giorno. Abbiamo trascorso una bella giornata, mangiando, passeggiando e ridendo; alla fine abbiamo anche cenato tutti insieme e l’abbiamo riaccompagnata a casa.
Era tardi e abbiamo fatto un giro della nostalgia nei posti in cui questa persona era vissuta; poi abbiamo imboccato il Raccordo, ci siamo persi l’uscita perché parlavamo di linguistica computazionale, siamo sbucati sulla Tiburtina e da lì abbiamo raggiunto la Togliatti, tornando più di una volta a perderci e inanellando giri viziosi nel bel mezzo della notte.

Il Raccordo è un posto particolare. I sociologhi direbbero che è un non luogo, qualsiasi cosa questo voglia dire.
Croce e delizia dei romani, è un lungo nastro di asfalto che incintura la città e permette di muoversi lungo i suoi margini, senza semafori e passaggi pedonali a rallentare il viaggio.
In cambio di questo servizio alla comunità, però, il GRA non manca di ritagliare per sé generose fette del nostro tempo: non è raro infatti trovarcisi imbottigliati in coda prima di una delle uscite che riportano all’interno del perimetro cittadino.
Fortunatamente, di notte è difficile trovare traffico. Si corre sull’asfalto, che è l’unica cosa uniformemente luminosa davanti a noi. Sotto i lampioni è argentato, quindi l’impressione è di viaggiare sopra una piccola via lattea; a sinistra e a destra si susseguono bastioni di contenimento, là dove il GRA è incassato in costoloni d’erba su cui si inerpicano le propaggini della città, oppure quartieri addormentati in cui l’illuminazione stradale, non sempre funzionante, disegna chiazze gialle e nere imperlate dal riflesso dei posteggi o dall’insonnia di qualche finestra ancora accesa. A volte, dopo teorie di muri e di muretti, dopo brutti edifici popolari e vaste rimesse, scoppia inattesa la campagna.

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Street art sul raccordo, fonte: Touring Club Italiano

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Nanoviaggi: nuove rubriche a caso

   

   Eccomi qui alle porte del nuovo anno; non sono mai stata un tipo che fa bilanci (e non ne faccio qui, calma e sangue freddo) ma questo 2017 è stato a suo modo così seminale che risulta difficile non sentire il bisogno di fermarsi e fare due conti.
Sono cambiate molte cose nella mia vita; sono soprattutto cambiata io- un processo, questo, che ha avuto inizio molti anni fa e che quest’anno ha portato frutti particolarmente evidenti.
Ho scoperto nuove passioni, rispolverato vecchi amori e detto addio a cose che non sono più essenziali. È stato come tornare a casa, disfare la valigia e poi rifarla non più sulla base di quello che pensavo un po’ manualisticamente di dover portare con me, ma quello che davvero voglio portarmi dietro, quello che davvero mi serve e al quale non voglio rinunciare.
Non voglio fare programmi per il 2018, o forse ne farò e poi li smonterò e rimonterò di nuovo nel corso dell’anno, come mi capita spesso di fare; una cosa che però mi sono proposta di inaugurare è una nuova rubrica.
L’ho chiamata Nanoviaggi.
Sono consapevole che l’idea non è di per sé fra le più originali ma per me ha una certa importanza, e poi non ho la pretesa di innovare con questa trovata l’antica (?) arte del blogging. Con questo post vi racconto come è nata l’idea, perché è figlia di quest’anno di viaggi- fisici, fra città e provincia; immaginativi, visto che ho scritto e sperimentato generi per me nuovi; culturali e intellettuali, perché ho esplorato culture diverse, come quella araba, quella indiana e infine quella giapponese. 
Più ancora di tutte queste cose, però, ha inciso sulla creazione di questa rubrica un altro viaggio molto più affascinante e pieno di imprevisti: quello dentro me stessa, nelle mie paure, nel mio passato, nella mia interiorità. Inoltre non posso negare che anche alcune letture, come i Quaderni Giapponesi di Igort e gli haiku del poeta-viaggiatore per eccellenza, Matsuo Basho, hanno dato un sostanzioso contributo.
Il la, però, me lo ha dato un fatto molto più prosaico: mi hanno taggato su Facebook in un giochino che vi sarà accaduto di vedere o che magari avete fatto anche voi, trascinati da qualche amico burlone a cui avete tirato tanti accidenti per la menzione. Il gioco consiste in sette giorni di foto in bianco e nero della nostra vita; sono bandite persone e animali domestici.

Matsuo Basho Wiki
Matsuo Basho, poeta e viaggiatore giapponese del XVII secolo. 

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2017 ♦ Writing Year in Review — Il blog di Writer’s Wing

È (quasi) fine anno ed è tempo di cominciare a pensare a cosa ci aspetta l’anno prossimo! Ma è importante anche ricordarsi cosa ci stiamo lasciando alle spalle, soprattutto quando si parla di scrittura. Per cui a seguire vi lasciamo le domande tradotte (e ampliate) della Writing Year in Review. Fateci sapere le vostre risposte! […]

via 2017 ♦ Writing Year in Review — Il blog di Writer’s Wing

Il mio contributo alla cosa bellissima dell’anno, dal mio letto di dolore e mal di pancia.

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Mono no aware, Oltre il velo della bellezza

Rebloggo ben volentieri questo bell’articolo di Studiare (da) Giapponese, un blog che mi sta regalando sempre piacevolissime sorprese.

Studiare (da) Giapponese

Il significato dell’espressione 物の哀れ mono no aware si è per certi versi perso nel manto di fascino che l’ha ormai avvolta. D’altronde dare spiegazioni complesse di cose molto semplici è una tentazione molto comune quando si parla di letteratura e ancora di più quando si parla di Giappone e giapponese tra noi appassionati di Giappone. Oggi cercheremo dunque di separare il concetto dalla parola, vedremo da un lato dove nasce questa affascinante idea, e dall’altro vedremo come nasce questa banale (sì, banale) parola.

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La generazione tradita: impressioni a caldo su The Last Jedi

 

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Alcune osservazioni a caldo sull’episodio VIII della saga di Star Wars, The Last Jedi.
Premetto che l’ho visto mercoledì sera e che da allora non sono più tornata al cinema per una seconda visione: data la lunghezza e la densità del film sarebbe cosa buona e giusta ma per ora voglio mettere su carta le prime impressioni.
Ovviamente, se procedete con la lettura vi attendono molti spoilers e quindi vi consiglio di fermarvi qui se non siete ancora andati al cinema e se (come ci siete riusciti?) siete sopravvissuti alla campagna di spoiler selvaggio in atto in questi giorni su tutti i social.

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