Una sfida: 30 giorni di scrittura.

Ho trovato questa sfida di scrittura tramite il blog di Aven, Le avventure di tutto, che la svolge con il suo umorismo e la sua consueta leggerezza.
Devo ammetterlo: il titolo della challenge non mi aveva affatto preparato al suo carattere diaristico. Scorrendone le domande, ho notato solo dopo che si parla quasi sempre di faccende personali.
Del resto, per superare il blocco dello scrittore, mantenersi in esercizio o semplicemente passare il tempo scrivendo, possono bastare anche spunti apparentemente minimali.
Per quanto mi riguarda, in questo periodo sto scrivendo quotidianamente, ma nulla che sia maturo per essere pubblicato- né qui né in altre sedi.
Inoltre leggo molto, è vero, ma quasi esclusivamente saggistica, circa la quale potrei parlare ma sulla quale, per ora, ho bisogno di riflettere.
Insomma, sono a corto di contenuti. O meglio: i contenuti ci sono, ma è come se mi trovassi in una grande cucina con molte pietanze sui fornelli, delle quali nessuna è ancora pronta per essere servita.
Così, ho deciso di tentare la sfida- un po’ insolita- e di vedere come va.
Se non altro, potrò inserire qualche post in più in attesa di sfornare materiali più sostanziosi.
In calce, una riflessione.
Questo blog mi segue, fra alti e bassi, periodi di sfioritura e lunghi deserti, da ormai due anni.
Forse anche tre.
L’ho pensato come una cala tranquilla in cui ormeggiare le mie storie, le cose che scrivo, di cui mi interesso. Potrebbe sembrare abbandonato a sé stesso, ma in realtà ci torno di quando in quando, anche senza pubblicare.
Non so voi, ma io ho sempre amato l’immagine del cantiere.
Di cantieri ne conosciamo tanti, veri o immaginari.
Siamo assuefatti, da italiani, a cantieri interrotti, sospesi, abbandonati; a cantieri che durano anni, a volte per l’intervenirvi delle Sovrintendenze ai Beni Archeologici, a volte per penuria di fondi o per la corruzione che li soffoca e rallenta.
Paese invecchiato e qua e là ancora indolente, i cantieri ci fanno pensare ad archetipici pensionati che vi trascorrono le ore con le braccia conserte a spiare altre opere, altre vite, e così si lasciano sospingere verso i suburbi dell’esistenza.
Però, il cantiere non è solo languore e fallimento; è anche, a suo proprio modo, una creatura vivente. Nelle sue impalcature, nei suoi grandi spazi polverosi e provvisori, è innervato di possibilità. Ed è come un figlio di due genitori del tutto diversi: l’idea, misurata, nitida sopra la carta, e l’evenienza, quel fatto non sistematico, incidentale, che assomiglia al vento e al correre dell’acqua.
Ci vogliono molta pazienza, molta cura e una buona dose di fortuna perché un’idea passi da intuizione a progetto e, infine, al suo relativo cantiere. E ancora di più ce ne vogliono perché il cantiere sia portato a termine, ed è un percorso lastricato d’imponderabile.
Litri di caffè. Sudore. Desideri, fatica. Arrabbiature, litigi, mediazioni- frammenti di pace presto sparigliati da nuove imprevedute tempeste. Levatacce, ingorghi, legami di solidarietà che forse si dissolveranno prima che sia finita l’opera, o forse dureranno anche oltre, come ponti.
Amarezze, soddisfazioni, insulti e brutte storie. Perfino perdite, a volte anche tragedie che si potevano evitare.
Gente che se ne va all’improvviso, che ritarda, che c’è sempre. Gente che non vale niente o che si scopre piano piano insostituibile. Gente che sarebbe stato meglio se non l’avessimo mai incontrata.
I cantieri, visti così, sono le vite. Sono i racconti delle vite.
Racconti delle nostre frontiere.
Questo blog, anche quando ci vengo in silenzio senza aggiungere niente, o quando ci metto qualcosa di piccolo e di poco peso, è un pezzo particolarmente accogliente del mio personale cantiere.
Adesso il cantiere sembra dormiente, ma sotto i teloni e fra i ponteggi c’è un silenzioso fervore.
Ogni tanto, si aggiunge un pezzo di muro, un secchio di calcinacci, una sacca di gesso che sembra spuntata per caso durante la notte.
Quando gli uomini riposano, è possibile che si mettano all’opera i folletti.


SEGUE: #1: Dieci cose che mi rendono davvero felice


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2 pensieri su “Una sfida: 30 giorni di scrittura.”

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