A Yoshi- 3. Gelsomino

[segue da A Yoshi- 2. Fiore di loto]

Il tuo tè preferito era quello al gelsomino: non lo abbiamo mai tolto dalla scatola di bambù, che adesso ne è tutta impregnata.
Quando sei andato via ho sentito lo stesso odore dentro le tue maniche, fin nei risvolti sopra i tuoi polsi: premere il viso dentro la stoffa era come tuffarsi in un campo tutto bianco e soffice di fiori.
Ora che i bambini vanno a scuola e io ho ripreso il lavoro, la sera siamo tutti molto stanchi.
Vanno a letto quieti, gli occhi socchiusi: nel corridoio di sopra, con i loro pigiami, sembrano piccoli fantasmi, o fiorellini con lo stelo troppo sottile per sorreggerne le corolle.
Vedo i loro piedi dentro i calzini che si sollevano nella penombra: la notte è un sogno di calcagni candidi e di gomiti assonnati, che sbattono contro gli stipiti delle porte.
Scendo da sola, tendo le orecchie ai loro suoni: in pochi minuti, tutto quello che resta è il rumore del mio peso sulle assi di legno. Sono troppo pesante? Forse.
Per un po’ vado su e giù per la casa vuota, controllo che tutto sia in ordine per l’indomani. Le anche sono indolenzite per le ore che trascorro in piedi: più che camminare, scivolo sul pavimento. Sono una navicella.
Quando ho finito il giro, mi siedo in cucina. A volte resto alzata ancora un poco: faccio giochi enigmistici per la memoria, leggo dei libri, guardo la televisione- una piccola televisione portatile che mi fa sentire sempre più miope e fuori dal mondo.
Ci sono facce che non metto bene a fuoco, ma non metto bene a fuoco nemmeno i loro discorsi.
Mi capita ogni tanto di tirare verso di me la scatola del cucito: rammendo, conto i bottoni, li tiro fuori e ne faccio delle piccole torri che il mio respiro basta a travolgere in una grandine di bachelite.
Allora, sento l’odore del tè al gelsomino che mi chiama verso la credenza.
Quando fa molto freddo me ne faccio una bustina nella tazza azzurra, quella un po’ sbeccata.
Siedo davanti alla televisione, sparsa insieme ai bottoni, il naso nel vapore.
So per certo che sei seduto con me e per questo lascio la scatola aperta e l’acqua dentro il bollitore.

(CONTINUA…)

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1 commento su “A Yoshi- 3. Gelsomino”

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