A Yoshi- 2. Fiore di loto

[segue da A Yoshi- 1. Albero di pesco]

Tu meditavi più volentieri di pomeriggio e dopo, anche se il cielo era limpido e le previsioni ci rassicuravano (noi che volentieri ce ne fidavamo), prendevi sempre l’ombrello e uscivi con noi a passeggiare.
Io ricordo ancora le impronte lasciate dai tuoi sandali dentro la terra molle: accanto non mancava mai quella rotonda del puntale.
Dicevi che le ossa non sono come lo spirito e che la meditazione non giova affatto alla postura. Eppure, quando ti spiavamo fra le fessure dei pannelli, trattenendo il respiro per non distoglierti dalla pratica, ci sembravi morbido e leggiadro come un fiore di loto.
Era la vanità, penso, che non te lo faceva ammettere: l’ombrello ti serviva per appoggiarti.
– Perché non compri un bastone?- ti chiedevo a volte. Capitava spesso quando ci trovavamo in cucina e tu riflettevi davanti alla colazione.
– A che mi serve?- rispondevi sorridendo, e io mi mordevo la lingua.
Pensavo “sciocca che sei stata, non avresti dovuto chiederlo” : tu, però, non ti sei mai offeso.

A volte sento ancora il ticchettio del puntale sulla pietra del vialetto: viene d’autunno, insieme al vento che riga i muri con le foglie secche.
Allora, io mi siedo con le spalle alla veranda e resto ferma ad ascoltare.

 

(CONTINUA…)

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1 commento su “A Yoshi- 2. Fiore di loto”

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