Fire Warnings Pt. 3

(segue da Fire Warnings Pt. 2)

Ricordo che ero andato a dormire presto, quella sera.
Ero molto stanco e, anche se avevo una buona scorta di bombole, dovevo farmela durare, per cui risentivo comunque della mancanza di ossigeno e tornavo a casa con addosso un gran sonno.
Dopo il coprifuoco, il Comando riduceva di oltre il cinquanta per cento la potenza dell’impianto elettrico; ne rimaneva sì o no per qualche lampione per strada, ma lo Spaccio restava aperto sottobanco e risucchiava la gran parte dell’alimentazione.
Così, se non avevi una torcia, beh, potevi anche attaccarti.
Non era un problema mio, comunque: avevo già lavorato abbastanza e mi addormentai subito.

Qualcosa mi svegliò, diverse ore dopo, e girandomi sul mio cartone mi limitai a registrare che il mio compagno di camerata era rientrato e stava puntando la torcia in giro per la stanza.
– Ma che cazzo fai…- biascicai, quando la luce mi finì dritta in faccia.

Non era la prima volta che tornava tardi e ubriaco dallo Spaccio; di solito, però, non ce la faceva neanche ad aprire la porta.
Figuriamoci accendere una torcia e tenerla puntata su una cosa qualsiasi.
Non disse niente e si limitò a spegnere il maledetto affare; dopo di che, strisciò a tentoni verso il suo posto e ci si lasciò andare.


Sapevo che, quando aveva bevuto, tendeva ad allungare un po’ troppo le mani e a chiamarmi Deanna. (Ho sempre cercato di capire chi fosse, questa Deanna, ma quando era sobrio non era così incline a nominarla).
Per cui, mi girai verso di lui e feci leva con la gamba per spostare un po’ il cartone.
Invece, lui si rivoltò bruscamente su un fianco e mi acchiappò prima che potessi mettere una distanza strategica fra i nostri letti.


Questa è la volta, pensai, terrorizzato; sapevo che poteva succedere, ma avevo sempre sperato di scamparla.
Aprii la bocca per parlare (“sei ubriaco, Jeff, va’ a dormire”, oppure “qui non c’è nessuna Deanna”: immagino che fosse quello che volevo dire) ma una zampaccia decisamente molto più grossa e pelosa di quelle di Jeff calò sulla mia bocca.
– Non fiatare e stammi bene a sentire- mi disse il tipo.
Il suo fiato non sapeva di alcol e la sua mano aveva uno strano odore chimico. Annuii.
– Bravo. Ho una proposta per te. Se stai zitto e buono, ti lascio andare.

Gli feci segno che poteva stare tranquillo. Lui mi tolse la mano dalla bocca.

– Io so che hai trovato qualcosa d’interessante. E so che non vuoi farlo sapere in giro.
Mi asciugai la saliva dalle labbra.
– Non so di che parli.
– Parlo di un deposito con dentro dell’ossigeno e altra roba.
Ebbi il buonsenso di restare zitto.
– Sono sicuro che i tuoi capetti si potrebbero offendere, se sapessero che te lo sei tenuto per te.
– E cosa vorresti in cambio per non dirglielo?
– Voglio che mi aiuti. Tu non tradisci me, io non tradisco te. Che ne dici?
– Dipende. Pensi di essere furbo?
– No, penso che quando saprai chi c’è in ballo non farai più lo stronzetto.
– Beh, allora chi c’è in ballo?

Lui mi prese la mano e ci mise dentro qualcosa.
Poi, accese la torcia schermandola sotto il cuscino di Jeff.
Nel palmo della mia destra c’erano tre lunghi capelli.
Tre lunghi capelli ricci e rossi.

(segue…)

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