24 dicembre 2035

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Mi hanno pestato tutta la notte, così tanto che mi sono vomitato addosso, sui piedi e sulle mani. Faccio un po’ di fatica a respirare, e ho un costante sapore di sangue in bocca.
Ci devi stare, ha detto Jeff, ma è il massimo che ti possono fare.
Adesso, mi hanno portato in una stanza spoglia; le pareti sembrano ruvide, al tatto, e ci sono delle grosse macchie di umidità sulla muratura.
È la sera di Natale; fa freddo, piove, e io la tuta che ho addosso sembra fatta con la carta delle tovagliette sui tavolini degli autogrill.
Peraltro, sono la cosa più colorata della stanza: a parte le ecchimosi e il sangue, la tuta è di un assurdo color arancione; tutto il resto, invece, è verdastro, sciatto, come la luce al neon che tremola nelle plafoniere.
Alle mie spalle, le sbarre si aprono; poi, qualcuno le richiude e io sento il clang delle chiavi sul metallo.

La persona che è entrata strascica leggermente il piede sinistro.
Avanza, e si siede sull’unica sedia libera della stanza, proprio davanti a me.
È un uomo di mezza età: tratti ordinari, una fronte spaziosa, e il doppiopetto blu dei governativi.
Ha una penna argentata nel taschino destro. Cerco di distrarmi: chissà se è mancino.
– È lei Zacharias Dryden?- chiede, con tono neutro.
Tira fuori un tablet grigio e lo scorre con la sinistra.
Mancino, non c’è dubbio. La cosa, non so perché, mi diverte.
– Eh, già.
– Sia preciso, la prego; è lei Zacharias Dryden? Risponda sì o no.
– Sì.

Mentre parla, il tipo non si scolla neanche per un attimo da quell’affare.
– È stato informato delle accuse a suo carico?
– No.
Finalmente, ho la sua attenzione- per quel che me ne importa; distoglie lo sguardo dallo schermo e la luce dei cristalli gli si riflette sulla fronte. Somiglia a E.T.
Alza un sopracciglio e mi fissa. Pupille contratte.
– Strano. È la prassi.
– È Natale per tutti, capo.

– Beh- mi ignora- rimedieremo subito. Lei compare davanti a questa corte con l’accusa di sovversione. I livelli di TP25 nel suo sangue sono al di sotto della soglia legale e da oltre quindici giorni non si registrano transazioni commerciali di segmento L a suo nome. Dichiarazioni?
– Non ho diritto a un avvocato?- chiedo. Di solito è così che va nei film, no?
– Non ce n’è bisogno; la corte dispone di una difesa. Esamineranno il suo caso in tempo reale.
– Ci stanno guardando?- gli chiedo.
Chissà dove hanno messo le telecamere. Magari, uno di quei muri in realtà è un vetro.
– Lei compare davanti a questa corte- ripete il tipo; ha la voce più monotona di un nastro automatico- la prego di essere preciso. Cos’ha da dichiarare?

Ho male al petto; cerco di aggiustarmi sulla sedia.
– Mi hanno licenziato due mesi fa; il sistema non è ancora riuscito a reintegrarmi e non abbiamo più soldi. Ecco perché non vi risultano acquisti L; compriamo solo cibo.
– Che mi dice dei livelli di TP25 nel suo sangue? Lei sa che la legge di questo stato prevede almeno un’iniezione giornaliera da 1,25.
Lo guardo. Te la sei appena sparata endovena, la tua, eh?
– Ho venduto le dosi. Dovevo dar da mangiare ai miei figli.

Lui stringe gli occhi.
– Le sue affermazioni sono molto gravi.
Jeff mi ha detto di non mentire; mi ha detto che i rilevatori chimici lo sentono.
Ma già, tu che ne sai? Quando mai hai avuto bisogno come ne ho io?

– Sono pronto a pagare. Posso fare dei nomi. La corte capirà: ho dei figli da sfamare.
– I servizi sociali sono molto efficienti- osserva il tipo. Sembra soddisfatto della sua sagacia.
– Mi avrebbero portato via i miei figli. Ho cercato di arrangiarmi. Come le ho detto, sono pronto a prendermi le mie responsabilità.
– Capisco.

Il tizio si alza e mi oltrepassa. Sono quasi sollevato. Tutto liscio come l’olio, o quasi.

– Del resto, signor Dryden, è Natale. Come lei ben sa, la legge di questo stato prevede che ogni famiglia spenda obbligatoriamente circa il 65% delle sue risorse in acquisti di beni voluttuari nella finestra di consumo compresa fra il primo e il 24 dicembre.
Inoltre, i livelli dell’ormone TP25 devono essere mantenuti costanti, per consentire a tutti di sentirsi felici, e stimolati a dare il loro contributo monetario allo sviluppo della collettività.
Si tratta di due leggi fondamentali del codice, sulle quali si basa la sussistenza stesa della nostra comunità.
Sono molto spiacente. Però, le assicuro sin da ora che veglierò personalmente affinché il sistema si prenda adeguatamente cura della sua vedova e dei suoi figli.

Avvertenze : Questa storia è la nona di una raccolta di nove fra flash-fictione one-shot che partecipano all’iniziativa Christmas Game di Fanwriter.it.
Cliccate per la storia precedente!
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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.

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2 pensieri riguardo “24 dicembre 2035”

  1. una distopia coi controfiocchi, così acutamente calata nel contesto sociale dell’ipermercato globale liberista da richiamare alla memoria capolavori del neorealismo italiano dell’immediato dopoguerra (Rossellini, Visconti, De Sica, Germi e compagnia bella)
    : )))
    ben gestiti i dialoghi e l’atmosfera ballardiana. resto perplesso solo sulla necessità di eliminare fisicamente un cliente: l’esigenza è narrativa, mentre non ravviso alcuna convenienza economica per il sistema… a meno che non sia ipotizzabile una profittevole conversione in energia mediante idonei termovalorizzatori o un pronto ricollocamento sul mercato di cuore, reni, fegato e così via per approfittare del sempre lucroso commercio di organi caldi.

    1. Hai ragione sulla scarsa utilità della morte, ma stavo cercando di immaginare cosa accadrebbe se, per assurdo, tu fossi costretto a essere felice e a spendere, pena la morte.
      Essendo un racconto nato per un progetto natalizio, che io ho usato per raccontare storie abbastanza tristi e molto poco natalizie, ha il suo limite proprio nell’essere stato fatto “a tema”.
      C’è sempre molto lavoro da fare e rifare, su tutto quello che si scrive, specie quando, come me, si è alle prime armi.
      La soluzione che prospetti tu non è impossibile, anzi, ma ti ringrazio di aver sottolineato una problematicità del racconto perché la cosa che mi manca di più è un feedback critico e siete già in due ad avermi fatto notare che c’è ancora molto da sistemare.

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