24 dicembre 1325

winter-385640_1280Avevano fatto molta strada, il giovane monaco e lo strano viaggiatore.
Il sole stava tramontando: non riposavano ormai da qualche ora.
Manca poco, disse il monaco.
La notte fa in fretta a venire; presto, non ci furono che un quarto di luna ed il riflesso della neve a guidare i loro passi.
Mentre procedevano, il ragazzo indicò il crinale: oltre, fece segno, sorgeva il monastero.
Troveremo miso appena fatto e un focolare per ritemprarci, soggiunse, arrossendo di gioia.
Attraversarono la steppa; alla loro sinistra si stagliavano macchie di sempreverdi.
Il viaggiatore rabbrividì. Ci sono molti lupi, qui?, domandò.
Il ragazzo scosse la testa. L’uomo non disse altro.

Cos’è quest’odore?, mormorò, dopo un po’ che camminavano.
Il ragazzo lo guardò; evidentemente, non capiva.
Il monaco si accorse solo dopo un poco che il suo compagno era rimasto indietro.
Affrettandosi, tornò sui suoi passi.
Trovò l’uomo chino a studiare il terreno. Sangue, gli disse, sentendolo arrivare.
Il ragazzo si fermò; non tentò nemmeno di sbirciare. Sarà un animale del bosco, rispose.
L’uomo si tese; portò un dito alle labbra e guardò il giovane negli occhi.
Poi, senza aspettarlo, si incamminò verso lo boscaglia.

Il terreno era duro; i rami avevano diradato la neve ma non avevano impedito al ghiaccio di attecchire.
L’uomo s’inoltrò fra gli arbusti, lasciandosi dietro spilli di ghiaccio e piccoli cumuli di neve.
Le macchie di sangue si facevano sempre più distinte, più larghe.
La pista terminava in una depressione circondata di alberi.
La luna disegnava strane forme sul terreno.
È semplicemente soffocante, ragionò l’uomo, coprendosi la bocca.
Al centro della radura, a terra, c’era un fagotto di stracci.
Circospetto, l’uomo si avvicinò e rimase a guardare.

– Non la toccare.
La voce del monaco perforò il silenzio. Quando si era avvicinato? Come aveva fatto a essere così silenzioso?
Il viandante lo ignorò. Si accoccolò accanto al fagotto e lo girò.
C’erano solo capelli, folti lunghi capelli neri: qualcosa gli gelò il sangue nelle vene.
– Ti ricordi questo posto, vero?-
L’uomo balzò in piedi; tremava.
– Dieci anni fa, tu e i tuoi uomini scendeste in questa valle- proseguì il monaco; per quanto guardasse, l’uomo non ne distingueva la figura.
-C’era un villaggio. Ci lasciasti i tuoi uomini, ricordi?, e venisti qui con un paio di loro, nei boschi, a caccia. La figlia del capo villaggio non era là, quando arrivaste, quindi i tuoi si accontentarono delle altre. Tranne le vecchie, naturalmente; quelle le sbudellaste e poi le appendeste all’ingresso del villaggio, nude. Quanto avete riso!…Te lo ricordi?
– Io…ti stai sbagliando. Hai preso la persona sbagliata- balbettò l’uomo.
– La ragazza era da sola; si era addormentata e non vi sentì arrivare. Oh, ma dopo vi sentì, vi sentì bene; glielo dicesti tu stesso mentre la stupravi, tu per primo, dopo gli altri.
Te lo ricordi?-
L’uomo aveva tirato fuori da sotto il mantello una spada; iniziò ad avanzare, la lama sguainata. Dove sei, dove sei, maledetto?, ansimò.
– Poi, quando è finita la guerra, ve ne siete andati. Ma siete stati poco attenti, quel giorno; eravate così presi che non vi siete accorti che qualcuno vi aveva visto. Ti sei preso un bel po’ di tempo, con lei. E io me lo sono preso a guardarti bene in faccia.
Sei un vigliacco, ansimò l’uomo, menando fendenti alla cieca.
La voce gli si spostava intorno; gli alberi gli si chiudevano addosso.
– E perché? Cos’avrebbe potuto fare una bambina di sette anni?
E pensi di potermi ammazzare, adesso, puttana?, sibilò il viaggiatore.
Qualcosa gli sfiorò la spalla.
-Oh, ma l’ho già fatto. Mentre dormivi, qualche ora fa.

 

Avvertenza:
Questa è la settima di nove fra flash-fic e one-shot che partecipano all’iniziativa Christmas Game di Fanwriter.it.
Cliccate per prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta storia.
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