Terra d’alberi

Da bambina, l’odore dei soli

Mi parlava: era il cerchio,

Diceva, della meridiana,

Era il suono solerte del tempo,

Le lancette, becchini del giorno,

Io sapevo che vivere è un soffio

Sui pistilli di un fiore di campo.

Io sapevo che l’ala del niente

Era sotto, appoggiata al portone,

Ripiegata dal Ladro, e lui, intanto

Fumava il suo mozzicone.

La gente onesta lavora,

E il Ladro lavora a suo modo:

Una mano cancella i ricordi,

L’altra ruota e rivolge la falce.

Io, lo sai, avevo scordato

Per tanto, tantissimo tempo

L’innocenza dell’essere a casa,

Non si vede al di là della soglia,

Ed il giorno è un cortile di quiete.

Le sue braccia erano casa,

E la casa era il cuore del mondo

Io sapevo che il Ladro era pronto

A cavare dal mondo il suo cuore

Così l’ala del niente è caduta

Come l’ombra, nell’ora più acuta.

E ho bussato, ma erano morte

O tacevano tutte le porte.

Ogni cosa era stata rubata

I miei occhi venduti al mercato:

Non ho visto chi li ha comperati

Così il Ladro mi ha preso anche gli anni

Che ho perduto per ritrovarti

E a gennaio, l’odore dei soli

Mi parlava di una bambina

E nel vento che sparge i soffioni

Sono stata una foglia spiccata

Un bottone smarrito sul treno

La moneta che rotola a terra

Ed il dado appena lanciato.

Ho scordato d’aver perso gli occhi,

Ho guardato il mercato, e la danza

E’ marcita, perché era un deserto:

Ho trovato il cuore del mondo.

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